#Ciclorientro: appunti e foto da una settimana in sella tra Francia e Italia

#Ciclorientro: appunti e foto da una settimana in sella tra Francia e Italia

Come l’anno scorso – ma lungo un percorso quasi interamente diverso – sono tornato in Italia in bicicletta per qualche settimana d’estate. Come sempre scelgo le montagne e la solitudine per allentare tensioni e confrontarmi con salite, sudore e natura: cerco bellezza. E siccome su Mastodon leodurruti mi aveva chiesto di condividere qualche foto, alla fine ho creato una specie di diario quotidiano del mio viaggio in forma di toot, di cui quello che segue è un adattamento. Per chi fosse interessanto ad avere più dettagli su tappe e percorso, scrivetemi o lasciate un commento!

Giorno 1: Avignon – Les Bégües (Sainte Colombe) (119 km, 1444 m di dislivello positivo)

Parto in ritardo sul previsto (normale), vento contro sui primi 40 km (prevedibile), il prolungatore (se si chiama così), che continua a scendere visto che ci ho attaccato sotto troppa roba), al solito i paesini francesi sono semi abbandonati ed è quasi sempre impossibile trovare da mangiare, ma in qualche modo ce la si fa. Bello stanchino affronto l’ultima salitazza a 1300m, il Col de Perty, con la sorpresa che stanno rifacendo il fondo a tratti e quindi sassolini appiccicosi d’asfalto ovunque, che rimbalzano sulla catena facendola cadere, e che forse mi hanno distrutto le gomme (in realtà, dopo due giorni e con un po’ di pioggia si sono fortunatamente ripulite, senza troppe cicatrici). Però paesaggi splendidi, pochissime auto e montagne tutto intorno: bello.

Mollans-sur-Ouvèze

Giorno 2: Les Bégües (Sainte Colombe) – Espinasses (64,9 km, 613 m di dislivello positivo)

Tra la bellezza di dormire in mezzo alla natura (con un cielo stellato infinito) e la tenda umida al mattino, partenza molto calma oggi. Gambe stanchine, ascolto il corpo e non la testa e decido di fermarmi circa a metà della tappa che avevo previsto. Il fatto che appena ho finito di montare la tenda abbia iniziato a piovere lo prendo come un segno di una saggia decisione. Anche domani meteo forse piovoso, ma con una sessantina di km (e un po’ di salite) dovrei essere a posto, quindi sono abbastanza tranquillo. Le montagne iniziano a diventare più grandi!

In avvicinamento alle montagne

Giorno 3: Espinasses – Guillestre (60,4 km, 1091 m di dislivello positivo)

Mi sveglio presto, non piove e la tenda è asciutta: alle 8 era già insaccata e montata sulla bici. Bella salita all’inizio che mi porta in quota sopra il lago di Serre-Ponçon, che poi costeggerò per qualche chilometro, qualche goccia di pioggia che poi si fa più intensa ma niente di serio. Allungo la pausa pranzo al riparo, finisco in mezzo a una gara di triathlon (e qualcuno mi incoraggia pure, dicendomi che sono il primo!), la pioggia a intermittenza mi accompagna ancora un po’, ma va bene. Pedalo piano per godermi il paesaggio. La testa allenta le sue tensioni. Domani la grande scalata.

Uno scorcio sul lago di Serre-Ponçon

Giorno 4: Guillestre – Pontechianale (57,2 km, 1912 m di dislivello positivo)

Svalicai! Partenza calma un po’ per la tenda umida da asciugare, un po’ per il fresco alpino, un po’ per la colazione energetica in boulangerie (con una signora del campeggio che viene ad assicurarsi che io abbia preso il mio telefono, che prima avevo messo in carica in bagno: tesoro). Poi: si sale, si sale, si sale. I ciclisti più fighetti svoltano per scalare l’Izoard, un classico. I più ignoranti, come me, puntano i 2744 metri del Colle dell’agnello. Fatica, vento e meraviglia. Un nugolo di mosche mi si accrocchia intorno, manco fossi una mucca al pascolo. Le marmotte fischiano. Un pranzo veloce sui 2000 metri e poi su, a sudarsi gli ultimi maledetti tornanti. L’arrivo in vetta è sempre un’emozione fortissima per me, quasi da lacrime. Foto di rito e giù in discesa sul versante italiano. Birra, sole, gioia.

La vista dal Colle dell’agnello, lato italiano

Giorno 5: Pontechianale – Acqui Terme (153 km, 583 m di dislivello positivo)

Oggi era una di quelle giornate a cui i francesi si riferiscono con l’espressione “le nez dans le guidon”, il naso nel manubrio. Accumulare km, approfittando della discesa dalle Alpi per arrivare domattina in val Borbera. Volevo partire presto però è sempre la strada che decide: ieri sera a cena incontro un giovane cicloviaggiatore belga, un mare di chiacchiere e quando torniamo al campeggio, un terzo cicloviaggiatore sta montando la tenda, un francese che vive in Islanda e che attraversa le Alpi tra strade e sentieri. Colazione insieme al mattino, chiacchiere e poi via, per un pezzo di strada insieme. A Sampeyre, dopo un caffè, il francese saluta e ricomincia a salire (deve arrivare a Menton), io dico al belga che devo tirare, per un po’ lo vedo nello specchietto poi scompare. Peccato. Ma il mio ritmo è troppo fluido e piacevole, mi fermo un paio di volte per qualche minuto ma non lo vedo arrivare. Gli auguro buona strada guardando i monti e continuo. Strade più grosse per tagliare qualche salita ma va bene. Spingo. Arrivo ad Alba e passo all’osteria dei sognatori per vedere se c’è Roberto, incontrato l’anno scorso, sempre in viaggio. Lo trovo e mi racconta del suo primo cicloviaggio, con gli occhi che brillano. Che bellezza. Tante chiacchiere e poi via di nuovo. L’estensore del manubrio rimane sempre meno fissato e scende. Fastidiosissimo. Negli ultimi 20 km, complici anche strade sfondate, è una rogna. Domattina intervento meccanico sperando di risolvere (o almeno alleviare). Prima di Acqui spingo la bici su per un quasi muro, fortuna che è breve. Poi si riscende. Ad Acqui niente campeggio, guardo su Booking, trovo una stanza a 41 euro e mi dico ok, anche se il posto è un po’ imboscato. Arrivo e non lo trovo, nessuna insegna, intorno edifici abbandonati, un tir in manovra. Eppure è lì. C’è l’indicazione accanto alla porta, tre uomini parlottano davanti. Uno mi chiede in inglese se va tutto bene. Chiedo se è un albergo. Mi dice “Un tempo. Ora è una casa di appuntamenti. Ma se vuoi per 35 euro ti diamo una stanza.” Esito. Ma sono già le 19, sono bello cotto e non vorrei situazioni strane o non avere un posto sicuro per la bici. Riparto, trovo una stanza in centro, in un posto che sa di convento, in un passaggio che, ridendo, immagino come simbolico. Il prezzo è po’ più alto, ma un po’ di comfort e quiete male non fanno.

Pontechianale, passeggiando per il paese

Giorno 6: Acqui Terme – Cosola (78,5 km, 1504 m di dislivello positivo)

Il vantaggio di prendere una camera è che al mattino la partenza è più veloce. Fisso meglio l’estensore (e tiene) e via, su e giù per Monferrato, Bormida, Orba. A Gavi sosta per gustarmi una bella focaccia genovese e scambio un po’ di chiacchiere con 2 ragazzi e una ragazza russi, in viaggio in bici da Losanna a Genova. Il caldo si fa sentire. Ci vorrebbero meno madonnine e più fontane lungo la strada! Salgo la Val Borbera e mi fermo sui 1000 metri, monti e boschi intorno: non c’è niente da fare, in altitudine è più bello! Domani taglierò la tappa prevista: fa caldo, ho qualche fastidio da sudore e indolenziture alle mani (il manubrio che ho e con cui mi trovavo bene è troppo sportivo, credo me ne serva uno più comodo: sto invecchiando?). Le gambe tengono, la testa è libera.

Strada, sole e vigneti

Giorno 7: Cosola – Salsomaggiore Terme (114 km, 1606 m di dislivello positivo)

Strano concetto di “tagliare” una tappa visto che in realtà ho aggiunto una quindicina di km. Però ho tolto 700m di dislivello positivo e le mie gambe ringraziano. Avevo pensato di cambiare itinerario, un po’ perché quello che avevo previsto era troppo tosto, un po’ perché le mani continuano a farmi male ma anche perché domenica vorrei essere in Romagna per i 50 anni di un carissimo amico che non vedo da tempo e alla fine arrivare un giorno prima a Bologna non mi dispiace. Sono quindi ai piedi dell’Appennino, Salsomaggiore (delle città termali amo il senso di splendore perduto). Domani scendo a Parma e prendo un trenino verso Bologna. E va bene così. Oggi: intensa e bella, tanta salita (fino alla fine!), boschi, i campi tagliati del basso Appennino. E si parte con il fresco! Salgo fino a 1500, attraverso boschi fitti su stradine sperdute, discese in picchiata, pochissime auto. Invece di restare in quota – anche perché nuvole scure si stanno addensando – scendo in Val Trebbia, a Bobbio, da lì ancora giù e poi raggiungo la pianura, calda e trafficata. Risalgo sul basso appennino e svalico piccole valli. Gli ultimi 30 km li pedalo quasi tutti contro un muro di vento. Fatica, qualche sosta e molti mannaggia. Non ho fatto il conto dei km né del dislivello, perché i numeri dicono pochissimo, appena la performance (e ancora… ) che non mi interessa. La bici per me è qualcosa che dà gioia e un mezzo di trasporto. E a tratti mentre pedalo in questi posti splendidi, esplode la gioia e scoppio a ridere da solo: perché è bellissimo!

Vista sull’alto appennino piacentino

Giorno 8: Salsomaggiore Terme – Parma + Parma – Bologna in treno (35,1 km, 131 m di dislivello positivo)

Scrivo questo ultima nota di viaggio dal treno che da Parma mi porta a Bologna. Oggi solo 35 km, sugli ultimi dolci pendii ai piedi dell’Appennino, le Alpi lontane all’orizzonte in tutto il loro splendore. Ho pensato anche che questa pedalata tra Avignone e Parma sia in qualche modo simbolica: ad Avignone faccio il mio dottorato e a Parma ho la co-tutela. Mi piace quindi pensarlo come un percorso un po’ casuale un po’ no. E in treno ne ho approfittato per finire di leggere “Chav” di D. Hunter, un libro che è un pugno dritto nel stomaco, che dà molto da pensare.

Come postilla aggiungo gli ultimi 50 km tra Bologna e la Romagna tirati veloci sulla via Emilia alla domenica mattina, tra gruppetti di ciclisti, poco traffico e ciclabili insensate. Non è una bella pedalata, ma è per me familiare e, in qualche modo, mi piace.

Grazie a chi mi ha seguito su Mastodon, dandomi consigli, commentando e dialogando: è stato molto bello condividere con voi questo ciclorientro!

Stazione di Parma, la mia bici riflessa sul finestrino del treno

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