20 Hertz

20 Hertz

Un progetto radio e una comunità acustica

La serie Voci dalla pandemia

20 Hertz logo: le teste di 4 persone collegate da cavetti20 Hertz è nato prima di tutto un esperimento nel periodo in cui la pandemia di Covid-19 aveva colpito più duramente l’Italia (e l’Europa). Volevo creare una comunità attraverso la condivisione della voce, del racconto in prima persona di ciò che vivevamo, sentivamo, pensavamo, per creare una riflessione collettiva in un momento storico così particolare, quello dell’emergenza sanitaria e del confinamento.

Dopo aver iniziato raccogliendo ogni settimana i messaggi audio di alcuni amici, ho cercato di aumentare gradualmente il numero di partecipanti (con alterne fortune). Le regole per partecipare erano semplici: bastava infatti mandare la propria voce in un file audio di di massimo 2 minuti (e al massimo una volta a settimana) che iniziasse con la formula “nome (o pseudonimo), città, data e ora”. Non era tematico ma libero: mi interessava raccogliere il racconto di come ognuno stava vivendo questo periodo particolare, di come la vita fosse cambiata.

Ho raccolto le voci in playlist settimanali, il cui accesso era all’inizio limitato ai soli partecipanti ma che ora sono aperte all’ascolto pubblico sulla mia pagina SoundCloud. Ho deciso di rendere tutte queste testimonianze disponibili perché la varietà e la ricchezza delle voci sono uno spaccato sfaccettato e curioso di come stiamo vivendo questo periodo molto particolare. Nessuna pretesa di fare un progetto esaustivo e universale: l’approccio è stato dall’inizio più documentaristico, più intimo, nasceva dal desiderio di condivisione. È dalle voci che ricevevo ogni settimana che nascevano le idee e i temi per il podcast.

20 Hertz ha trovato nella serie Voci dalla pandemia la sua prima espressione, ma resta come idea-contenitore per continuare a indagare le possibilità di narrazione del presente attraverso la voce: altre idee sono sul tavolo per creare nuove serie in futuro.

Il podcast

Ogni settimana ho selezionato alcuni spunti di riflessione che mi avevano colpito e li ho riproposti in un podcast: queste voci creavano così un percorso che toccava vari temi, anche attraverso l’uso di citazioni audio, estratti da libri e da articoli di attualità o analisi.

Il podcast 20 Hertz era pubblicato ogni giovedì su Spreaker e in un post dedicato su questo sito, in cui rendevo disponibili link e riferimenti ai materiali citati durante l’episodio. 20 Hertz è inoltre ancora disponibile per essere ascoltato su: Spotify, Podcast Addict, Podchaser, Deezer, Google Podcast, Apple Podcast.

Qui sotto trovate il lettore con tutti gli episodi pubblicati (ordinati a partire dal più recente):

Qualche perché

L’idea del nome, 20 Hertz, nasce dalla lettura di The soundscape, di R. Murray Schafer, un testo illuminante. La frequenza di 20 Hertz è considerata la soglia bassa dell’udito umano ed è in quell’area di frequenza che i suoni diventano sensazioni tattili. Se consideriamo il tatto come il più intimo dei sensi, allora quando il suono si fa tattile creiamo intimità (sonora), per dirla con Dominic Pettman.

20 Hertz è quindi una metafora per creare intimità sonora attraverso le voci delle persone (le cui frequenze, certo, sono più alte). Da Murray Schafer ho preso anche il concetto di comunità acustica: nel libro, racconta che in passato le comunità umane venivano costituite all’interno di uno spazio in cui la voce umana poteva essere udita. La radio e internet hanno permesso di superare questo limite spaziale e creare comunità allargate. Se volete, potete leggere i primi appunti pubblici [EN] da cui questo progetto ha iniziato a prendere forma.

Esperimento nato nell’urgenza di condividere e accorciare le distanze in un momento in cui i corpi non si possono avvicinare, 20 Hertz è ancora in cerca della sua forma migliore, definitiva: si aggiusta, si lima e si cambia anche grazie alle critiche e alle osservazioni fondamentali di chi partecipa e di chi ascolta. (Grazie!)

Avevo lanciato una diversa versione di questo progetto nel 2014, intitolata Quelli che partono, quelli che restano: voci di italiani (il link porta al pdf con la presentazione dettagliata), il cui senso stava nel creare un dialogo tra gli italiani emigrati e quelli rimasti in patria attraverso il racconto in prima persona del proprio vissuto e dei propri pensieri. (Dopo un interessante periodo di prova, il progetto si era fermato – in assenza di produttori o sostenitori – soprattutto per esigenze lavorative.)

Ringraziamenti e credits

20 Hertz non sarebbe esistito senza le voci che ricevevo ogni settimana: il primo grazie va a tutti gli amici (e gli amici di amici…) che mi hanno mandato la loro voce.

Le sigle di apertura e chiusura del podcast, così come i suoni che uso qua e là durante la trasmissione, sono stati creati, con un’attitudine punk da me molto condivisa e apprezzata, da Alessandro Morloi Grazioli – compagno di strada di avventure esistenziali, culturali, musicali e radiofoniche -, che li racconta così: “i suoni sono volutamente grezzi e punk. Tutto è hardware, che di software ne digerisco fin troppo, tutto è registrato in presa diretta, senza alcuna postproduzione. La sigla è realizzata con un Volca Sample e un Pocket Operator PO20, il resto con un Behringer Crave e un riverbero di produzione cinese”.

L’immagine/logo per 20 Hertz è stata disegnata da Ehsan Mehrbakhsh, che è un pazzo, bravissimo e imprevedibile artista e che ha saputo cogliere il senso profondo del progetto, sorprendendomi ancora una volta.