20 Hertz: un podcast, una comunità acustica

20 Hertz: un podcast, una comunità acustica

Il progetto

20 Hertz logo: le teste di 4 persone collegate da cavetti20 Hertz è prima di tutto un esperimento: creare una comunità attraverso la condivisione della voce, del racconto in prima persona di ciò che viviamo, sentiamo, pensiamo, in particolare in questo periodo di confinamento (e di de-confinamento a tappe) ma con l’obiettivo di andare oltre e continuare a mettere in comune e a pensare insieme.

Dopo aver iniziato raccogliendo ogni settimana i messaggi audio di alcuni amici, sto cercando ora di aumentare gradualmente il numero di partecipanti per vedere se funziona anche con numeri più grandi.

Per partecipare basta mandare la vostra voce in un file audio di di massimo 2 minuti (e al massimo una volta a settimana) che inizi con la formula “nome (o pseudonimo), città, data e ora”, all’indirizzo kappazeta at mavala.life. Non c’è un argomento specifico: raccontate di voi, di come state vivendo questo periodo o di come la vostra vita è cambiata, di cosa avete letto o cosa vi è successo, insomma, più o meno tutto quello che vi passa per la testa.

Le voci che ricevo ogni settimana formano una playlist il cui accesso è (al momento) limitato ai partecipanti. Alcune di queste voci finiscono poi anche nel podcast settimanale.

Il podcast

Mentre l’insieme delle voci rimane, per il momento, disponibile solo all’ascolto privato di chi partecipa al progetto, ogni settimana seleziono alcuni spunti di riflessione che mi hanno colpito e li ripropongo in un podcast: queste voci creano così un percorso che tocca vari temi, anche attraverso l’uso di citazioni audio, estratti da libri e da articoli di attualità o analisi.

Il podcast 20 Hertz è pubblicato ogni giovedì su Spreaker e in un post dedicato su questo sito, in cui rendo disponibili link e riferimenti ai materiali citati durante l’episodio. 20 Hertz è inoltre disponibile per essere ascoltato su: Spotify, Podcast Addict, Podchaser, Deezer, Google Podcast.

Qui sotto trovate il lettore con tutti gli episodi pubblicati finora (ordinati a partire dal più recente):

Qualche perché

L’idea del nome, 20 Hertz, nasce dalla lettura di The soundscape, di R. Murray Schafer, un testo illuminante. La frequenza di 20 Hertz è considerata la soglia bassa dell’udito umano ed è in quell’area di frequenza che i suoni diventano sensazioni tattili. Se consideriamo il tatto come il più intimo dei sensi, allora quando il suono si fa tattile creiamo intimità (sonora), per dirla con Dominic Pettman.

20 Hertz è quindi una metafora per creare intimità sonora attraverso le voci delle persone (le cui frequenze, certo, sono più alte). Da Murray Schafer ho preso anche il concetto di comunità acustica: nel libro, racconta che in passato le comunità umane venivano costituite all’interno di uno spazio in cui la voce umana poteva essere udita. La radio e internet hanno permesso di superare questo limite spaziale e creare comunità allargate. Se volete, potete leggere i primi appunti pubblici [EN] da cui questo progetto ha iniziato a prendere forma.

Esperimento nato nell’urgenza di condividere e accorciare le distanze in un momento in cui i corpi non si possono avvicinare, 20 Hertz è ancora in cerca della sua forma migliore, definitiva: si aggiusta, si lima e si cambia anche grazie alle critiche e alle osservazioni fondamentali di chi partecipa e di chi ascolta. (Grazie!)

Avevo lanciato una diversa versione di questo progetto nel 2014, intitolata Quelli che partono, quelli che restano: voci di italiani (il link porta al pdf con la presentazione dettagliata), il cui senso stava nel creare un dialogo tra gli italiani emigrati e quelli rimasti in patria attraverso il racconto in prima persona del proprio vissuto e dei propri pensieri. (Dopo un interessante periodo di prova, il progetto si era fermato – in assenza di produttori o sostenitori – soprattutto per esigenze lavorative.)

Ringraziamenti e credits

20 Hertz non esisterebbe senza le voci che ricevo ogni settimana: il primo grazie va a tutti gli amici (e gli amici di amici…) che mi mandano o mi hanno mandato la loro voce.

Le sigle di apertura e chiusura del podcast, così come i suoni che uso qua e là durante la trasmissione, sono stati creati, con un’attitudine punk da me molto condivisa e apprezzata, da Alessandro Morloi Grazioli – compagno di strada di avventure esistenziali, culturali, musicali e radiofoniche -, che li racconta così: “i suoni sono volutamente grezzi e punk. Tutto è hardware, che di software ne digerisco fin troppo, tutto è registrato in presa diretta, senza alcuna postproduzione. La sigla è realizzata con un Volca Sample e un Pocket Operator PO20, il resto con un Behringer Crave e un riverbero di produzione cinese”.

L’immagine/logo per 20 Hertz è stata disegnata da Ehsan Mehrbakhsh, che è un pazzo, bravissimo e imprevedibile artista e che ha saputo cogliere il senso profondo del progetto, sorprendendomi ancora una volta.