-30…

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Più di 30 gradi in questa calda estate provenzale, meno trenta giorni, più o meno, alla partenza dalla Francia. Che il viaggio comincerà a fine settembre, ma a fine agosto tutto dev’essere già pronto: casa vuota, scatoloni fatti, bici e bagagli in Italia, non sappiamo ancora come. In questo strano luglio, con un festival più vuoto a detta di molti (sarà che  non ci sei più tu, Catherine?), tanta gente di passaggio in casa e le sere con Pierre e Maria Luisa all’Italienne au Chapeau Rouge, la piadineria che è diventata un pezzo di casa, il tempo è volato e non me ne sono neanche accorta.

La partenza sembra ancora lontana, ma siamo ben coscienti che agosto volerà. Sta iniziando la tensioncina nel vedere la lista delle cose da fare con poche cose depennate e i cartoni fatti per mettermi un po’ avanti, che però non liberano mica tanto spazio in casa… Poi ci sono gli amici da salutare, il rendersi conto che non li vedrai per un po’, e la vita continuerà ad andare avanti in tua assenza, i bimbi a cui vuoi bene cresceranno senza averti vicino, le persone di cui vuoi prenderti cura semplicemente distanti da te.

Pensieri che sono già nel quotidiano (perché questo nostro vivere è da tempo col cuore in più posti, sparso tra amici vicini e lontani) ma che tornano su come una bella mangiata di cipolle: rifaresti tutto da capo a dodici, ma sul momento è difficile da digerire!

Oggi ho messo via vestiti che mi portavo dietro come coperta di Linus, indossati realmente molto meno di quel che credevo, ma che erano legati a ricordi e persone. Fare scatoloni e scegliere di restare leggeri vuol dire anche cercare di legare i ricordi al proprio cuore e non agli oggetti,e se poi ci si scorderà rimarrà comunque il teporino di un qualcosa di bello che è passato.

Per una come me che terrebbe tutto, questo è un bell’esercizio di selezione!

È bello farlo sola, e farlo a più ondate, per scremare un po’ alla volta fino a rimanere all’essenziale.

Chi ce lo fa fare di lasciare tutto ora, che si è trovato un certo equilibrio? Perché? Ogni volta che parlo ai miei del viaggio sembrano cadere dalle nuvole, forse non credevano che alla fine partissimo davvero. Forse è così anche per noi: il viaggio diventerà reale una volta in sella.

Stiamo dando un calcio al nostro equilibrio, ci “sbilanciamo” (perché quando si parla di equilibrio, penso sempre ai funamboli), alla ricerca di cosa? -Mi ha chiesto mio papà ieri. Non penso di cercare niente. Credo solo che a volte fa bene non abituarsi a una routine, per quanto rassicurante possa essere. Penso che mettersi in viaggio sia per noi un’esigenza: siamo arrivati qui ad Avignone un po’ per caso, senza rifiuto nei confronti dell’Italia, senza idea di rimanere qui tutta una vita. Non voglio che la mia vita segua un percorso obbligato: anni fa Laura, una mia cara amica che forse rincontrerò in questo viaggio, mi regalò una maglietta  con su scritto: “sono recinti le strade obbligate”. E lo credo davvero.

In questi anni che si stanno rivelando bui, dove si costruiscono muri reali e immaginari, in cui l’Europa vira verso un rancore razzista quotidiano, io mi rifiuto di costruire recinti. Voglio testare queste frontiere che per me non hanno senso, voglio oltrepassarle, scontrarmici contro, divenire straniera, vivere l’accoglienza e la condivisione, con la consapevolezza di essere comunque privilegiata.

Vorrei portarmi dietro in qualche modo Catherine, la sua lotta per uguali diritti per tutti, il suo impegno quotidiano per rendere l’accoglienza un fatto reale. Che il suo ricordo non si può inscatolare, è ben più pungente e presente.

Sento come un grido che si alza da questa terra, e non è per i mondiali vinti dalla Francia: è ancora quello “Stay human” sentito anni fa, è il silenzio dei barconi abbandonati al loro destino in mare, è la resistenza dei militanti in val Susa, è chi denuncia i corpuscoli neofascisti senza paura di farsi picchiare, è chi non sopravvive alle violenze, che siano di Stato o individuali. L’umanità sta soffrendo, l’umanità sta piangendo. E la lotta è una sola: per i diritti umani, contro la discriminazione di genere, contro il razzismo, contro l’omofobia. È un’evidenza.

Vorrei portarmi dietro questo grido, questa lotta, e penso che il modo migliore per poterlo fare sia quello di abbassare la voce e ascoltare. Ascoltare le persone che si incontrano per strada, sospendere il giudizio, seminare gentilezza. Aprire le porte, abbattere i muri, senza prepotenza.

Colonna sonora degli scatoloni: “Litio” dei Massimo Volume (insieme a “La notte”, sempre loro). Pensiero speciale a Luca Magi, una persona che sa ascoltare, e al suo “Storie del dormiveglia”.

One thought on “-30…

  1. Papa Francesco diceva ai giovani : ” non fatevi rubare i vostri sogni ”
    voi siete giovani , noi non vogliamo rubarvi niente ,solo speriamo non intervengano altri a rubarvi qualcosa a cui tenete.
    Buona avventura. Vi seguiremo ….. un abbraccio!

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