Rizomatica #2 1010-2020. Frammentazioni e conflitti: individui, lavoro e psiche

Rizomatica #2 1010-2020. Frammentazioni e conflitti: individui, lavoro e psiche

copertina di Rizomatica numero 2 È uscito il 10 ottobre il nuovo numero di Rizomatica che pone al centro frammentazioni e conflitti: individui, lavoro e psiche. Al momento è disponibile in versione pdf e epub, gli articoli sono man mano pubblicati anche sul sito della rivista.

C’è anche un mio intervento, che parte da un’analisi etimologica di alcune parole chiave dell’ideologia neoliberista per ragionare di merito e fallimento, cercando un lessico e delle idee per uscire dallo stallo del “non c’è alternativa”.

Questo l’indice (gli articoli già disponibili sul sito sono quelli linkati):

Lockdown generation. L’ibernazione strisciante             di G. Nicolosi

Bolle, totem, echo-chambers          intervista di M. Kep a W. Quattrociocchi

Villaggio globale o megamacchina?     di S. Simoncini

La relazione incompiuta           di A. Hall e M. Minetti

Le vicende del lavoro?             di G. Mazzetti

L’irrealismo capitalista dell’individuo senza società     di V. Siracusano Raffa

Il falso mito del merito e il rifiuto del fallimento                di R. Laghi

Necessità e conseguenze della diminuzione dell’orario di lavoro       di M. Parretti

Tech Worker, lavoro tecnologico e identità                   di S. Robutti

Dare parola al “General Intellect”            di V. Pellegrino

Accelerazionismo… e decrescita?        di A. Vansintjan (trad.)

Basta con le rockstar                      di V. Aurora – M. Gardiner – L. Honeywell (trad.)

Neoliberalismo digitale                recensione di M. Sommella

Per seguire Rizomatica, c’è un bot nel fediverso: @rizomatica@mastodon.bida.im.

2 thoughts on “Rizomatica #2 1010-2020. Frammentazioni e conflitti: individui, lavoro e psiche

  1. Abbandono il tentativo di farmi capire dal gruppo di lavoro per l’implementazione di strumenti per la tecnopolitica partecipativa – #tecnodemos:feneas.org

    Rinuncio all’intenzione di commentare
    https://www.mavala.life/2020/02/21/nulla-e-inevitabile-su-capitalismo-della-sorveglianza-e-riappropriazione-degli-strumenti-digitali-e-delle-nostre-vite/
    che speravo mi avrebbe permesso di riuscire a scrivere i motivi che condannano una politica “digitale” a rivelarsi inevitabilmente sbagliata. Assurdo perfino pensarci, di riuscire a farlo :-(((

    Di Rizomatica ho letto varie cose nei numeri precedenti e, nel nuovo, leggo
    https://rizomatica.noblogs.org/2020/10/laghi-il-linguaggio-al-cuore-di-una-societa-divisa-il-falso-mito-del-merito-e-il-rifiuto-del-fallimento/

    Leggo Rizomatica e i suoi contenuti come quando, 50 anni fa, mi ritrovai nella necessità di leggere scritti dei “computer scientist” [gli informatici del tempo, dediti alla scrittura di sistemi operativi] e dei “fisici delle particelle” [dediti alla scrittura di programmi che i sistemi operativi non riuscivano ad eseguire]. Ne capivo tanto quanto bastava a permettermi di assumere, tra i due linguaggi, un ruolo operativo che la politica ancora neppure immagina.

    Per superare la divisione tra i linguaggi – e i ruoli – di esempi di società “pilota”, come quelle dedite alla ricerca di soluzioni a problemi di calcolo scientifico, si manifestò – e fu possibile percepire – il bisogno di attivare un processo comunicativo di tipo p2p [peer to peer], analogo a quello che la tecnologia delle reti avrebbe poi “implementato” per far comunicare i livelli paritetici dello “stack” [OSI o TCP/IP].

    Mi fermo. Devo pensare a come continuare, o a riscrivere quello che ho scritto. Se ne avrò ancora voglia.

  2. Rileggo la prima citazione in apertura di
    https://www.mavala.life/2020/02/21/nulla-e-inevitabile-su-capitalismo-della-sorveglianza-e-riappropriazione-degli-strumenti-digitali-e-delle-nostre-vite/ ….
    Cedere occhi, orecchie e nervi a interessi commerciali è come consegnare il linguaggio comune a un’azienda privata o dare in monopolio a una società l’atmosfera terrestre.
    Antonio Caronia, Virtuale
    ….
    e provo a continuare per prendermela con una politica, non del laissez faire ma dell’ignoranza, che “occhi, orecchie e nervi” non li ha avuti attivi, portandola ad ignorare un macroscopico problema sociale, indotto dall’evoluzione dell’uso dell’IT in uso dell’ICT [Tecnologia dell’Informazione e della Comunicazione].

    I soggetti collettivi “utenti” dell’IT [come i fisici delle particelle e quelli dell’atmosfera], per una ventina di anni, hanno potuto “guidare” l’evoluzione dei sistemi operativi “tecnici”, adeguando e ottimizzando la loro gestione di risorse informatiche [cpu, memoria centrale e “di massa”, dispositivi di Input/Output], in risposta alle loro necessità di calcolo.
    Si può dire che, in questa fase della relazione fra sistemi sociali e tecnici, la domanda di prestazioni “funzionali” poteva precedere l’offerta. Non credo sia mai stato “narrato” come ciò avvenisse facendo coesistere ed “interoperare”, in modo “non algoritmico”, linguaggi comuni diversi [delle comunità utenti e degli sviluppatori].

    Verso la fine di quel ventennio [1989] si manifestò il bisogno di gestire anche le relazioni tra i singoli membri di quelle comunità utenti, già da tempo “territorialmente distribuite”, per abilitarli a collaborare [condividendo strumenti] e a cooperare [condividendo obiettivi] anche in rete [interoperabilità sociale].

    Quel tipo di necessità “generò” il Web [che non è stato “un’invenzione”] grazie a una politica di gestione, di comunità utenti come il CERN, basata sulla scelta fra “fare” o “acquistare” [make vs buy] gli strumenti IT e/o ICT richiesti dai loro obiettivi.

    Continua …. [forse – per dire del problema sociale generato dall’evoluzione dell’IT in ICT, che la politica non ha percepito, a partire dal 1983]

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