“Esistere è respirare”. Note su Virus sovrano? L’asfissia capitalistica di Donatella Di Cesare

“Esistere è respirare”. Note su Virus sovrano? L’asfissia capitalistica di Donatella Di Cesare

i’ respiro
ma nun abbasta ancora nun abbasta
nun abbasta si nun rispiri tu vicino a me

Almamegretta, Respiro

Respiro come fondamento dell’esistenza. Respiro che nel corso del ventesimo secolo si è fatto sempre più malato: “l’aria ha perso da tempo la sua innocenza”, (…) “nel presente, impoetico e luttuoso, il respiro è stato sconvolto”. Ed è proprio il respiro che questo virus ha colpito. “Subdolamente il virus mira al fiato, toglie il respiro e provoca una morte orribile. È il virus dell’asfissia.”

Il virus ha bloccato il respiro della società: attività, economie, produzioni. Ha fatto accadere l’impensabile: allora è possibile fermare la macchina? Rallentarla? Cambiare il modo in cui funziona? Domande legittime, risposte latitanti.

L’alba del terzo millennio è caratterizzata da un’enorme difficoltà di immaginare il futuro. Si teme il peggio. Non c’è più attesa, né apertura nell’avvenire. Il futuro appare chiuso, destinato nella migliore delle ipotesi a riprodurre il passato, reiterandolo in un presente che ha le sembianze di un futuro anteriore.

[…]

Proprio perché la Storia perde senso, ciascuna esistenza fa storia a sé, dispersa e separata in un destino singolare e indecifrabile. Sono recisi i legami con le altre esistenze e le altre singole storie.

[…]

È questa la privatizzazione del futuro, fonte non solo di angoscia, ma anche di violenza diffusa. L’esistenza è consegnata all’arco della sua sola vita fisica, rinviata alla propria biografia, entro cui si concentrano tutte le aspettative. Ecco perché assume un valore così decisivo il corpo, dove si gioca fino all’ultimo la lotta contro il limite della morte. Come diventano assolutamente intollerabili il dolore, la malattia, la vecchiaia, così piacere, amicizia, amore rappresentano doni irripetibili strappati al lutto della catastrofe, istanti puntuali e discontinui di un presente messo a frutto per sé in una lotta incessante contro gli altri. Ciascuno coltiva la propria individuale utopia, una chimera fatta di successo, ricchezza, prestigio. I più sono destinati al naufragio.

Donatella Di Cesare, Virus sovrano?

La forza di questo libro sta nel fatto che non si parla solo di virus. Il virus è pandemia terribile che uccide, certo, ma è anche metafora di qualcosa che già era diffuso e stava operando nelle nostre società: “il male che viene, a ben guardare, era già venuto.” Nulla è isolato, tout se tient. Dalla crisi ambientale alle migrazioni, dal deteriorarsi della salute mentale individuale e collettiva (“Suspense e tensione si alternano in una veglia permanente, in un’insonnia che provoca incubi, abbagli, allucinazioni”), alle proteste contro le violenze della polizia (che sono sempre sistemiche e strutturali) di Black Lives Matter (“I can’t breathe!”: è lo Stato a togliere il respiro, uccidendo).

The convergence of events we are witnessing is a symptom of a wider process of global systemic decline. This convergence is happening due to the unsustainable nature of a system that can no longer keep going in its current form without sparking further crisis. The ultimate hidden driver is a way of living and being premised on self-maximization through plunder of the ‘Other’: whether Others are different humans, different species, or the planet itself.

That is what the Black Lives Matter protests are. They are an uproar from centuries of inter-generational trauma rooted in the systematic enslavement from which the modern industrial capitalist world system emerged, a system that is now in ‘overshoot’ of planetary boundaries. And so the crisis of white supremacism in the United States is not just about America and it’s not just about race: it’s about the Earth, and how American racism represents our broken relationship with our own planet.

Nafeez Ahmed, White Supremacism and the Earth System

Perché il realismo capitalista ha da tempo preso in ostaggio non solo le nostre vite ma anche il nostro immaginario: un altro orizzonte sembra impossibile. Eppure la ricerca di un altro, nuovo orizzonte è l’unica direzione che possiamo percorrere.

Il lavoro di Donatella Di Cesare fa una cosa fondamentale: crea collegamenti e con il suo ragionare ci aiuta a costruire un quadro della complessità del reale e delle sfide che stiamo già affrontando. Il potere politico (“biopotere”, “psicopotere”, “fobocrazia”, “democrazia immunitaria”); l’imperativo economico neoliberista (nella sua velocità e nel suo anestetizzare: “narcocapitalismo”); le violenze contro i migranti (e l‘inerente violenza delle frontiere che, a dispetto di ogni sovranismo, nulla possono contro la diffusione del virus); le relazioni interpersonali contaminate di crescente individualismo e paura dell’altro (“il contrario di immune è comune”, scrive: anche questo dovrebbe farci pensare); l’Unione Europea (“per l’ennesima volta questa Unione si è rivelata un’assemblea scomposta di com-proprietari, un coacervo di nazioni che, a colpi di compromessi vacillanti, si contendono lo spazio per difendere ciascuno i propri interessi. Nessun senso del comune, nessuno pensiero della comunità.”); il distanziamento fisico e sociale unito alla virtualizzazione delle relazioni (“il faccia a faccia improntato alla prossimità fisica dell’altro – fonte di apprensione, riserva di sorpresa, approdo di quiete inattesa – ha ceduto alla privazione sensoriale del prossimo.”). Questi sono solo pochi e brevi esempi. La densità del testo e delle argomentazioni chiedono una lettura integrale e attenta.

Cambiare orizzonte. Ricostruire collettivamente un nuovo immaginario. “Forse sarebbe tempo di abbandonare il linguaggio di bilanci e calcoli, deponendo la bandiera della crescita in cui nessuno sembra più credere. È il capitale a produrre la miseria. In uno scenario dove le altre ricchezze sono svuotate di senso si taglia il futuro di una sobrietà conviviale, scevra del superfluo, che porti alla luce i legami altrimenti dimenticati dell’esistenza.”

Tornare a respirare, farlo insieme (“cospirare”!) perché da soli non è abbastanza.

Donatella Di Cesare, Virus sovrano? L’asfissia capitalistica, Bollati Boringhieri, 2020

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